sabato 16 aprile 2016

TROPPO BUFFO!!!

i VALERIA ROSSI –  PREMESSA – Se ci sono stati cani cinematografici capaci di far danni serissimi alla cinofilia, questi sono stati i dalmata della “Carica dei 101”.
Film graziosissimo, bisogna dirlo, nella sua versione in animazione, rifatto poi anche con attori e cani veri  (molto rielaborati in computer grafica, ma partendo comunque da cuccioli in carne ed ossa) così da moltiplicare il danno per due, anche se i cuccioli disegnati erano – diciamolo – molto più accattivanti di quelli reali.
La-carica-dei-101_filmSta di fatto che anche dopo il secondo film c’è stato un bel picco di vendite e che i cagnari – sempre pronti ad improvvisarsi allevatori di qualsiasi razza diventata “di moda” – hanno ricominciato a riempire il mondo di dalmata sordi, aggressivi e così via, perché allevare a puro scopo commerciale significa immancabilmente tirar fuori il peggio del peggio da qualsiasi razza. In questo “vero standard” non ci occuperemo della sciagurata produzione cagnara, ma solo di “veri” dalmata ben allevati… sui quali, comunque, c’è già abbondantemente modo di scherzare (come d’altronde su qualsiasi altra razza).
piazzatoASPETTO GENERALE – A pois.
Sì, d’accordo, è anche un braccoide forte e muscoloso, simmetrico nei profili e blablabla. Ma perfino lo Standard, che normalmente del colore parla solo quando arriva all’argomento “mantello”, esordisce dicendo che è un cane “ben equilibrato, a macchie ben distinte“.
Perché è inutile negarlo: la prima cosa che balza agli occhi, in questa razza, è il particolarissimo mantello. Del quale ci si innamora a prima vista, scordandosi che il cane non è fatto solo di pelo né di macchie: e qualche mese dopo ci si chiede “ma perché non mi sono informato prima?”
Peccato che ormai sia tardi.
Sarebbe stato più utile informarsi in anticipo sul…
CARATTERE  – Quello di un eterno cucciolone felicissimo di vivere, di giocare, di far casino (soprattutto questo), apparentemente incapace di crescere.
La definizione di “Peter Pan dei cani” è stata attribuita al Flat Coated Retriever, ma in realtà a me è venuta in mente la prima volta che ho avuto a che fare un Dalmata.
Ce l’avevo in addestramento e pensai, nell’ordine: a) che fosse un totale cretino senza speranza; b) che fosse sordo; c) che fosse sordo solo quando pareva a lui; d) che fosse immensamente più furbo di quanto avessi mai immaginato; e) che fosse indiscutibilmente più furbo di me e mi prendesse per il culo; f) che mi prendesse effettivamente per il culo, ma non lo facesse con cattiveria, bensì con grande senso dell’umorismo.
Quando smisi di dannarmi e di tirargli accidenti e cominciai ad approcciarmi con lui nello stesso modo (ovvero divertendomi), le cose cambiarono drasticamente ed entrammo una sintonia.
ehPurtroppo Pongo (ebbene sì… erano tempi in cui i dalmata si chiamavano tutti Pongo, così come i Jack Russell di oggi si chiamano tutti Milo: potenza del grande schermo) fu uno di quei cani che non riuscii mai a far quadrare del tutto con i suoi umani. Con me si comportava in modo (quasi) impeccabile, con loro (perfetta coppia Sciurmario “gli faccio vedere io chi comanda” e Sciuramaria “mapoveroamoretesorodellamamma”) rimase appena meno disastroso di quando me l’avevano portato. Fu un mezzo fallimento, insomma: però loro furono contenti, perché almeno al guinzaglio ci andava senza più fargli fare sci da asfalto. In compenso, se gli dicevano “seduto” o “terra”, lui li guardava con la solita aria da “Eh? Non ho sentito niente”.
Nel Dalmata, purtroppo, la sordità è stata effettivamente un problema molto serio negli anni di cui vi sto parlando (e cioè quarant’anni fa, più o meno): oggi si può identificare molto precocemente con il test B.A.E.R. e quindi c’è stata un’oculata selezione dei riproduttori che ne ha diminuito drasticamente l’incidenza. Sta di fatto che Pongo non era sordo per niente, e che non sono sordi per niente moltissimi Dalmata che però lo sembrano, perché sono assolutamente indocili.
Ho scritto e riscritto fino alla nausea che il cane è incapace di “fare i dispetti”, perché la sua mente non è in grado di concepire piani così complessi: be’, confesso che su alcune razze un vago dubbio ce l’ho…e il Dalmata è una di queste.
beQuando tu torni a casa, trovi il risultato di tre tsunami e in mezzo lui che ti guarda con questa faccia qui e il fumetto che dice: “Be’? Mi hai lasciato a casa da solo? Questa è la giusta punizione”, il dubbio non può non venirti.
E il fatto che nel Dalmata risulti molto diffusa l’ansia da separazione, secondo me, dipende solo dalla clamorosa faccia di tolla di questi cani, che riescono a far passare per patologia (e quindi “da curare, poveriiiiinooooo”) ciò che in realtà è pura vendettatremendavendetta DOC.
Perché lui, di restare da solo a casa, proprio non ne vuol sapere. Il grande scrittore Thomass Mann scrisse del Dalmata: “I cani di questa razza possono riuscire molesti perche’ vogliono sempre stare col padrone. Cosi’ ero avvisato”.
Ma in realtà nessuno può sentirsi davvero avvisato di quanto e soprattutto di “come” appiccichi questo cane: perché uno magari si aspetta di averlo sempre alle costole, o di trovarselo spalmato addosso sul divano o sul letto (e non preoccupatevi: tutto questo succede effettivamente)… ma quello che difficilmente si aspetta è la caparbietà con cui lui cerca di stare sempre, sempre, SEMPRE con i suoi umani.
E’ capace di tutto: dallo svicolare attraverso le porte come una biscia all’aprire le stesse porte alla velocità della luce (tutti gli allevatori di Dalmata hanno le maniglie montate al contrario, fateci caso), dallo scavare tunnel stile Conte di Montecristo al salire in macchina di soppiatto spiaccicandosi sui tappetini posteriori per non farsi beccare. Quest’ultima me la combinò proprio il Pongo di cui sopra, saltando poi sul sedile quando avevo già fatto un bel pezzo di strada, con effetto Jack in the box: quando me lo vidi apparire nello specchietto come i killer nei film del terrore, per poco non volai fuori strada.
rideIl brutto è che, qualsiasi cosa abbia combinato, il Dalmata poi è capace di inanellare una tale serie di facce buffe e di atteggiamenti comici che, quando staresti proprio per esplodere e corcarlo di sberloni, invece scoppi a ridere. E gliele perdoni tutte.
La faccia più buffa in assoluto è il famoso “sorriso”, che non è un’esclusiva della razza, ma che nelle altre razze appare raramente, solo in qualche soggetto: invece tra i Dalmata è diffusissimo.
Ti combinano le peggio cose, tipo distruggerti casa, e quando tu apri bocca per sgridarli ti fanno questa specie di ghigno buffissimo al quale non riesci a non rispondere ghignando a tua volta. E’ proprio impossibile. Giuro.
Mia madre una volta, rientrando in casa, trovò una poltrona sventrata, Pongo che mi sorrideva e io che gli rispondevo “Eh, sì, come no, cheese, brutto stronzo! Cheeseeee!”, a mia volta con le labbra arricciate sopra ai denti. Mi disse poi che, se non fossi stata io, avrebbe telefonato subito al manicomio (laddove il “se non fossi stata io” non va inteso come “ero sua figlia, mi amava e quindi non avrebbe avuto il coraggio di farmi rinchiudere”, bensì come “era tanto abituata a vedermi fare cose assurde, che non ci faceva neanche più caso”).
Comunque, per farla breve: il Dalmata è un cane furbissimo, tanto intelligente da riuscire a sembrare totalmente scemo (facendosi così perdonare qualsiasi infamità, perché ha sempre l’aria di chi non l’ha fatto apposta), tanto empatico da capire al volo quando “non è giornata” e da approfittare biecamente di quando, invece, sei di buon umore (e disposto a perdonare qualsiasi infamità). Di lui si dice addirittura che legga nel pensiero degli umani: in realtà tutti i cani, più o meno, sanno farlo… ma lui se ne approfitta di più e meglio.
NON è un cane docile, nel senso di obbediente e servile: col cavolo! E’ servile quanto un gatto (però, bisogna dirlo, è due volte più simpatico). NON è un cane facilmente addestrabile: ma intanto c’è poco da addestrare, perché…
agilityATTITUDINI – Nessuna. Non serve assolutamente a niente, se non ad accompagnarti in passeggiata se monti a cavallo (è nato come accompagnatore delle carrozze e per questo ha un notevolissimo feeling con gli equini).
A volte fa la guardia. Se gli gira di farla, altrimenti no. Dipende.
Ha un pazzesco quantitativo di energie a disposizione, ma non sa cosa farsene. E neanche tu sai cosa fargli fare.
Qualche mostro di bravura è riuscito ad ottenere ottimi risultati in agility con il suo Dalmata, ma la cosa più normale che possa capitarti, se ci provi, è che lui si entusiasmi ai primi cinque o sei ostacoli… e poi decida che “basta così, grazie”, e se ne esca dal campo per andarti ad aspettare all’ombra del primo gazebo che trova. Oppure che pianti il naso per terra e parta all’inseguimento di qualche misterioso odore, perché è pure curioso come un gatto.
Curioso come un gatto, furbo come una volpe, agile come un furetto, veloce come un ghepardo, appiccicoso come una cozza. Ma ce l’ha qualcosa di canino, ‘sto cane?
Certo che sì: la grandiosa, immensa, imperiale ruffianeria.
mucchioPerché mai, a questo punto, uno dovrebbe prendersi un Dalmata? Semplice:  perché se vede una cucciolata, è fregato per sempre.
I Dalmata nascono tutti bianchi, si sa: ma appena cominciano a tirar fuori le macchie (molto presto, quindi ampiamente in tempo per far uscire di testa i futuri acquirenti) diventano uno spettacolo unico al mondo.
duecuccSe poi aggiungiamo le clamorose facce da schiaffi che sanno già fare in tenerissima età, diventa praticamente impossibile non portarsene a casa almeno uno. Sì, “almeno”: perché è proprio questo che ti frega. Quando vedi una cucciolata di cani “normali”, il dubbio è “lo prendo o lo prendo?”.
Quando invece vedi una cucciolata di Dalmata, hai una tentazione talmente forte di portarti a casa tutto il mucchio, che se ne torni a casa con un cucciolo solo sei già convinto di essere stato bravissimo a resistere.
Insomma, la pura e sacrosanta verità è che il Dalmata comincia a prenderti per il naso fin dalla nascita. E non smette mai più.
Così siete avvisati anche voi, come Thomas Mann.
E come Thomas Mann, se arriverete anche solo nei dintorni di una cucciolata, tornerete a casa con un Dalmata.
trioVARIETA’ ALTERNATIVE – Non ne esistono. Tutte le Sciuremarie del mondo conoscono il Dalmata e lo chiamano con il suo nome corretto (o quasi: una volta ho sentito un “dalmaziano”, ma è stato un caso unico).
Chi non ricorda il nome della razza (ma anche questi sono casi rari) lo indica come “uno di quelli dei centouno”.
Insomma, la notorietà è notorietà: non si scappa.
Il rovescio della medaglia sta nel fatto che le Sciuremarie chiamano Dalmata qualsiasi cane che abbia anche solo qualche macchia sparsa qua e là: alani arlecchino, setter inglesi blue belton, perfino collie blue merle (non identificati come “Lassie” a causa del colore diverso e quindi automaticamente assimilati all’unico altro cane cinematografico conosciuto). Di un collie ho sentito dire, con la più grande sicumera di questo mondo: “Guarda che bello, un Dalmata a pelo lungo!“. La faccia del cane espresse in modo plateale  il seguente concetto: “Guarda che bella, una cretina senza pelo!”.
testa3TESTA – Secondo lo Standard è “piuttosto lunga, con cranio piatto, abbastanza ampio fra gli orecchi, con tempie ben definite e stop moderatamente pronunciato. Muso lungo, potente e mai appuntito. Canna nasale rettilinea e parallela alla linea superiore del cranio“.
E’, insomma, la classica testa di un “cane fatto a cane”.
Se il Dalmata non fosse a pois sembrerebbe un bracco qualsiasi, sicuramente non avrebbe attirato l’attenzione di Crudelia De Mon e il suo destino sarebbe stato molto diverso. Ma così com’è… quanto è bello? Troppo!
Così il fatto che la sua testa sia in realtà quella di un Peter Pan dispettoso, capriccioso e furbissimo, lo si scopre solo “dopo”.
A questo punto i casi sono due: o ci si rassegna a diventare gli umani da compagnia del cane, oppure lo si ripaga con la stessa moneta cercando di essere più furbi di lui, ma buttandola sempre sul piano del gioco e dello scherzo, cosa che lui apprezza moltissimo.
Perché è vero che è un furbacchione… ma è anche un cane: e un cane è incapace di essere maligno. Se lo prendete per il verso giusto, anche il Dalmata avrà la sua “utilità”, donando ai suoi umani un misto di amore (folle), simpatia e divertimento continuo che lo rende davvero unico.
OCCHI: “rotondi, luminosi e brillanti con un’espressione intelligente e vivace“, dice lo Standard. Mi sembra una definizione azzeccatissima. Il Dalmata ha occhi parlanti: se siete in grado di osservarli con la giusta attenzione, capirete anche quando sta studiandosene qualcuna (sì, sì, lo so…ti piace vincere facile?  Perchè sta sempre studiandosene qualcuna. Allora diciamo che, se osservate con molta attenzione, capirete anche quando è in “procinto” di farvela).
testa2ORECCHIE – Secondo lo Standard: “Inserite piuttosto alte, di media grandezza, piuttosto ampie alla base. Portate aderenti alla testa, si restringono gradatamente fino a una punta arrotondata. Di tessitura fine con macchie ben distribuite, preferibilmente tonde“.
Secondo la Sciuramaria: tenerissime e pacioccabili.
Ha ragione la Sciuramaria.
Lo sapevate, vero, che le orecchie del Pongo originale (tutte e due completamente nere) sono un difetto? Invece Peggy è corretta.
corsaTRONCO: è quello di un cane costruito per muoversi, correre, saltare, non fermarsi mai. Quindi potete restare ammaliati dalle macchie, potete rincoglionirvi completamente alla vista di una cucciolata, potete accettare senza fare un piega di diventare i cavalier serventi del cane… ma NON dovete assolutamente prendere un Dalmata se non avete la possibilità di fargli fare il giusto esercizio fisico, laddove “giusto” va inteso come “tanto, ma proprio tanto“.
E’ un cane al limite dell’iperattività: se gli fate fare il cane da divano, potrebbe diventare un vero cataclisma casalingo. Ma non sperate di risolvere il problema “perché avete il giardino”: lui in giardino da solo ci può stare solo se in casa non c’è nessuno. Se invece ci siete potrà – nell’ordine: a) distruggere la porta di casa perché vuole entrare; b) scavare il Grand Canyon in giardino perché vuole uscire e cercare di raggiungervi; c) demolire sistematicamente il giardino perché gli girano le palle.
Sì, d’accordo, anche questo è esercizio fisico: però temo che non sarà molto gradito agli umani. Forse è meglio trovare alternative diverse.
dalmataCODA: lo Standard la descrive in modo estremamente esauriente: “Raggiunge approssimativamente il garretto. Forte alla base, si assottiglia verso la punta. Non è mai grossolana. Inserita né troppo alta né troppo bassa. A riposo è portata pendente con una leggera curva verso l’alto del suo ultimo terzo. In movimento è portata leggermente al di sopra della linea dorsale, ma mai gaiamente o arrotolata. Preferibilmente con macchie”.
Si dimentica di dire che è un frustino praticamente perfetto per il sadomaso: ma non c’è problema, lo scoprirete presto da soli.
MANTELLO – Le macchie, di 2 – 3 cm di diametro, possono essere nere o fegato, non devono mescolarsi tra loro, devono essere il più possibile rotonde, ben delineate e ben distribuite.
E sul mantello ci sarebbe anche poco da aggiungere… ma una cosa va detta, e cioè che ci si chiede come mai questo cane non si chiami “Cane nudo della Dalmazia”, vista la quantità industriale di pelo che perde costantemente. No, non “due volte l’anno, quando fa la muta”. Sempre. La muta a lui  dura 365 giorni, 366 negli anni bisestili: non smette di perder pelo neanche il 29 febbraio.
unghiePer fortuna è a pelo raso… oddio, “fortuna” si fa per dire, perché il pelo lungo che vaga per casa, almeno, lo vedi subito: invece il suo lo scopri solo quando ti siedi su un divano e ti rialzi a pois esattamente come lui.
Ovviamente, come sempre accade con i cani bicolori, se sei vestita di bianco ti alzerai con le macchie nere, e se sei vestita di nero ti alzerai con le macchie bianche, ottenendo un pregevole effetto “Dalmata in negativo”.
La vera fortuna è che il maculato fa figo: non per niente c’è in giro un sacco di abbigliamento ispirato al Dalmata. E per chi non si accontenta, c’è pure lo smalto per le unghie.
Ultimissima nota sul mantello: non ha sottopelo, quindi il Dalmata è un cane che patisce il freddo (altro buon motivo per scardinare la porta e voler entrare in casa, se lo mollate in giardino). D’estate, in compenso, patisce il caldo. O meglio: se lo lasciate in giardino, scardina la porta perché vuole entrare al fresco: ma se voi uscite con lui si allunga al sole come una lucertola e il caldo se lo gode tutto (l’avevo per caso già detto, che è un furbissimo ruffianone?).


sabato 9 aprile 2016

Una meraviglia!





Nonostante la sua espressione imbronciata e diffidente, il dalmata è un cane estremamente gioioso, allegro e incline al gioco. Il suo carattere è particolarmente mansueto anche se in alcune situazioni può rivelarsi imprevedibile e dar sfogo ad una certa ‘possessività‘ nei confronti del padrone. Per queste sue peculiarità caratteriali, questa razza canina è spesso paragonata all’huskyProtettivo verso la famiglia, affettuoso con gli umani e gli altri cani, il dalmata è dotato di una certa esuberanza che sommata all‘imprevedibilità delle sue fasi umorali lo rende il cane ideale per padroni altrettanti lunatici e ‘irrequieti’.....
Quindi adatto a me!!